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Fecondazione asserita

2014-10-20
October 20, 2014

 

 

FECONDAZIONE ASSERITA

 

Come è risaputo, il riformismo modernista, i cui sommi pontefici furono Muhammad ‘Abduh e Rashīd Ridā, ha sprofondato la ummah Islamica nelle tenebre della decadenza, corrodendendo le vittoriose basi della classicità Islamica.

Come dicono i nostri sapienti, un’identità accomuna i nomi e i nominati.

Quando Allah, nell’Eden pre-terreno, ha voluto insegnare ad Adamo, la pace sia con lui, le varie realtà, lo rese edotto dei loro nomi, i nomi di tutte le cose:

«Ed insegnò ad Adamo i nomi, tutti quanti, poi li presentò agli angeli» (Sūrah al-Baqarah: 31).

Quando si vogliono alterare le realtà, si alterano i loro nomi. Così, il genocidio viene lessicamente reinventato in “pulizia etnica”, che ha quacosa di depurante, quasi di igienico, mentre l’uccisione barbarica e indiscriminata viene addolcita nel più generico “danno collaterale”.

 

Il Profeta della Verità, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam, a cui fu dato un accesso privilegiato alle dimensioni nascoste, ci intimò che i muslimūn (la dicitura “musulmani” è infatti una distorsione neolatina) avrebbero seguito le vie di coloro che erano venuti prima, ossia giudei e cristiani, passo dopo passo, a tal punto che se questi dovessero entrare nella tana di una lucertola, vi ci entrerebbero con loro gli stessi muslimūn. 

L’adozione del linguaggio di altre nazioni è una parte centrale dell’adozione del loro stile di vita.

Giunge quindi senza sorpresa che i muslimūn, schiacciati dall’egemonia del laicismo post-giudeocristiano, abbiano fatto incetta di espressioni e idiomi assolutamente estranee all’ethos Islamico e pienamente radicate nel suolo della deviazione giudeo-cristiana.

Il riformismo modernista, quel velenoso cavallo di Troia all’interno della comunità Islamica, si basa infatti sul ricalco di ciò che l’esangue civiltà giudeo-cristiana produce.

Abbiamo perciò vissuto la proliferazione di termini e idiomi mutuati in pieno da tale civiltà:

 

  • L’appellativo di fratello e sorella (fratello sole, sorella luna, o come sarebbero contenti frati e suore!), fondato interamente sull’ideologia giacobina e anti-Islamica della “libertè, fraternitè, egalitè” [En passant, tipico dell’abisso di ignoranza raggiunto dalla ummah odierna, qualche settimana fa, nella Moschea di Lecce, mi è toccato sentire alla Jum’ah un khatīb che affermava esserci una fratellanza universale di uomini simultaneamente alla fratellanza (l’unica dichiarata da Allah, gloria a Lui!) fra muslimūn: «I mu’minūn sono esclusivamente fratelli» (Sūrah al-Hujurāt: 10)]. Solo in quest’epoca crepuscolare poteva nascere un movimento come i Fratelli Musulmani, che tanto dolore e castrazione ha causato alla nazione Profetica, e che è discendente legittimo e diretto del riformismo di Muhammad ‘Abduh e Rashīd Ridā.
  • L’istituzione di movimenti studenteschi copiati dalle associazioni post-cristiane, tipo “Muslim Students Association”, schierati incondizionatamente con la suddetta ideologia riformista.
  • L’immotivata innovazione dei “convertiti”, trascritta pari pari dal vocabolario cristiano (l’orrore inquisitorio ti convertiva per forza, mica ti persuadeva), in breve affiancata da una variante addirittura peggiore, il “rivertito”, anche se mai, per più di 1300 anni, i muslimūn avevano concepito una tale coppia lessicale, per quanto legioni di uomini e donne si fossero sottomesse ad Allah in tutto quel tempo, primi fra tutti, naturalmente, i nobili Compagni. La presunta base della seconda variante sarebbe il hadīth che parla di ogni neonato immerso nella purezza primigenia, la fitrah o stato originale della creatura adamica, che è in nessun modo sinonimo con la consapevole conferma della veridicità del vero riguardo alle realtà nascoste alla percezione sensoriale [ĪmÁn ha infatti tale significato, e non il vago termine “fede”].
  • E ora, in libera caduta nel maelstrom dell’ultimo ciclo, si parla di “rinascere nell’Islam” e di “rinato nell’Islam”, proprio come i fanatici cristiani si definiscono “born again”.

 

Cosa implica la frase “rinato nell’Islam”?

Implica, prima di tutto, che tu non eri nato in precedenza nel modo giusto, che sottomersi ad Allah (Islām) a un certo punto della vita ti trasforma così radicalmente che del tuo vecchio io non rimane niente, solo un mucchietto di ceneri da seppellire.

Ciò è palesemente falso, e non trova alcun riscontro nella Parola di Allah o nei detti del Suo Profeta, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam, chè anzi attribuisce ad Allah un errore di partenza nel far nascere una persona velata temporaneamente al Suo Dīn.

È vero invece il contrario: Il Profeta, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam, ci ha insegnato che “[i] migliori di voi nella fase dell’Ignoranza (Jāhiliyyah) sono i migliori di voi nella fase dell’Islam” o consapevole sottomissione al Vero.

I Profeti, la pace sia con loro, presentavano tutte le stimmate della grandezza che Allah ha destinato a loro anche prima della loro missione.

Colui che si sottomette non è una persona rifatta, come se le avessero trapiantato un’identità diversa. Non vi è un tale stacco perentorio. C’è solo un affinamento di quel che è benefico e che già era depositato nel segreto della persona. Il Profeta, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam, ha infatti detto: “Sono stato inviato esclusivamente (innamā) per perfezionare le nobiltà del carattere.” Neanche un Profeta di Allah è in grado di impiantare de novo nobiltà caratteriale, figurarsi fare rinascere in essa qualsivoglia creatura.

In secondo luogo, pertanto, una tale fraseologia implica che l’accettazione dell’Islam o sottomissione ad Allah ha un effetto taumaturgico che estirpa difetti, limiti, idiosincrasie, inclinazioni, impronte genetiche o ambientali, ecc, con la quale ha creato, per sempre, una determinata persona, e le sostituisce con un pieno incontaminato di virtù e tratti lodevoli.

La realtà è che un essere umano ha degli immutabili ostacoli insiti nella sua essenza coi quali deve condividere, riconoscendoli e accettandoli, e che deve cercare di mitigare il più possibile. Pretendere di essere rinato in qualche momento della vita adulta non aiuta a rimuoverli, anzi, li cristallizza negandone l’esistenza.

 

In terzo luogo, fra gli occidentali che hanno accettato l’Islam, l’ingannevole idea del “rinascere nell’Islam” crea una via di fuga dalla loro genialità originaria. Pur essendo europei, pur essendo occidentali con un lascito storico e culturale ricevuto dai loro padri e dalle loro madri, fingono di ripartire da un anno zero che gli permette, nel loro immaginario, di rimodellarsi come esseri non-europei e non-occidentali, innocenti come bambini senza cognizione del passato. “Io sono nato il giorno ...” della cosidetta conversione o riversione.

È facile capire come tali persone manchino di equilibrio interno, e siano caratterizzate spesso da spaesatezza, estremismo, agitazione interna, e proclami tanto stentorei quanto infondati.

Il muslim ben orientato, invece, abbraccia la sua matrice cercando di potenziarne i lati rigogliosi.

Come sempre, nella saggezza mediana dei classici si troverà la guida dalla mano forte e sicura.

 



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