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Fiqh del digiuno - 1

2014-07-08
July 8, 2014

 

Just Like Starting (Over)

 

 

 

Il fiqh del digiuno di Ramadan - 1

 

Dopo aver completato il mio trasferimento dall'indolente savana al calore mediterraneo, mi sono chiesto quale servizio potessi offrire senza avere accesso alla mia biblioteca.

 

Ammetto di essere stato preso dal panico e che mi sarei addirittura voluto nascondere da occhi indiscreti e da sguardi ferocemente inquisitori. Non avrei voluto costringere l'Ustadh Bradiperr all'ennesima missione di salvataggio.

 

Quand'ecco che quest'ultimo se ne esce spontaneamente con un meraviglioso suggerimento: "Ti aiuterò inviando delle note improvvisate e, sebbene io possa fare ricorso a migliaia di titoli, farò finta di aver temporaneamente perso accesso alla mia biblioteca, mi limiterò a consultare una manciata di testi come se fossi sbarcato su un isolotto potendo portare con me solo un basilare kit di sopravvivenza."

 

L'idea di un'esposizione deliberatamente minimalista mi attrasse. Creammo virtualmente una specie di compressione della realtà stile reality show, ed il frutto è questo set di note sul fiqh del digiuno di Ramadan.
 

 

Un giorno, si spera, le aggiorneremo ed espanderemo.

 

 

Lezione 1: Introduzione e condizioni fondamentali

 

1. I significati linguistici e terminologici del termine sawm, "digiuno".

 

Come i nostri studenti già sanno, i sapienti usano una coppia di strumenti per definire ogni nuovo oggetto di studio:

 

  • La definizione linguistica (lughatan)
  • La definizione tecnica o convenzionale (istilāhan), ossia il significato attribuito al termine sawm nel gergo della Legge.

 

Padroneggiare questo fondamento della doppia definizione è come la radice da cui si sviluppano tutti i rami del discorso scientifico, in questa ed in altre materie. Ogni volta che ti perdi mentre analizzi questo o quel ramo, puoi sempre ritornare alla radice primigenia.

 

Se tu d'altro canto non sapessi cosa vuol dire sawm, come potresti maturare una conoscenza del digiuno capace di dare frutto partendo da una radice assente? Ciascuno di noi deve essere un “hārith”, un coltivatore, anche quando siamo all'alba dell'Ultimo Giorno, poiché questo è uno dei due migliori nomi raccomandati dal Profeta, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam.

 

Piantiamo dunque i primi semi fecondatori:

 

Dal punto di vista linguistico, sawm (digiuno) significa “astenersi da qualcosa”, a prescindere dall'essere tale cosa un'azione o delle parole.

 


Dal punto di vista linguistico, sawm (digiuno) significa “astenersi da qualcosa”, a prescindere dall'essere tale cosa un'azione o delle parole.

 

Possiamo trovare questo significato linguistico di sawm in un' āyah del Libro:

<<Ho fatto un voto di astinenza (sawman) al Compassionevole, ed oggi non rivolgerò la parola ad alcun essere umano>> (Sūrah Maryam: 26).

 

Il silenzio infatti è l'astinenza dalla parola.

 

Il grande poeta arabo an-Nābighah adh-Dhubyānī cantò in un verso poetico (come sappiamo, un' āyah o Segno del Nobile Corano non può essere tradotto col termine “verso” o “versetto”):
{Khaylun siyāmun wa khaylun ghayru sāimatin * Tahta l-ajāji wa ukhrā ta'luku l-lujamā.
}

{Cavalli che si astengono dal pascolare ed altri che non pascolano liberamente sotto un vortice di polvere * mentre altri ancora mordono le redini.}
L'individuo che digiuna è chiamato sā’im e vi sono molti plurali: suwwam, suyyam, suwwām, suyyām e siyām, che è probabilmente il più comune e quello usato da an-Nābighah adh-Dhubyānī nel verso citato.

 

Dal punto di vista tecnico, sawm (digiuno) significa “astenersi dagli appetiti dello stomaco e delle parti private, e di tutto ciò che è per analogia equivalente ad essi, durante l’intero giorno dall'alba al tramonto, con l'intenzione di avvicinarsi a Dio, la quale intenzione viene formulata prima dell'alba o mentre albeggia, in giorni che non siano quelli del sanguinamento mestruale, del sanguinamento post-parto o delle festività dell'Id.”

 

Imparate a memoria la definizione di base e tenetela sempre a mente.

 

È dunque chiaro, già dalla sola definizione, che, contrariamente alla corrente tendenza di “spiegare il Din di Allah a coloro che sono ad esso estranei” in una maniera confortevolmente moderna, il motivo per cui si digiuna durante Ramadan non è ripulire il proprio corpo dalle tossine fisiologiche accumulate; né può esso essere usato in guisa di sciopero della fame come suggerito dai Musulmani eterodossi sottomessi alla retorica anti-Apartheid nel Sud Africa degli anni '80: il digiuno è valido solo se lo scopo dietro tale atto è la vicinanza (qurbah) ad Allah.

 

2. I tipi di digiuno: una corretta classificazione del digiuno di Ramadan.


Ci sono diversi tipi di sawm (digiuno): obbligatorio, raccomandato, neutralmente lecito, scoraggiato e proibito.
Esiste più di un digiuno obbligatorio. Il nostro interesse esclusivo qui è però il digiuno obbligatorio di Ramadan.

 

3. Sotto quale tipo di obbligatorietà si classifica il digiuno di Ramadan?


Vi sono due categorie generali di obbligatorietà nella Legge:

 

  • Individuale (fard 'ayn), alla quale ogni mukallaf deve adempiere;
  • Collettiva (fard kifā’ī), alla quale, essendo essa obbligatoria per la collettività dei musulmani nel loro insieme, può adempiere un gruppo di essi per conto di tutti gli altri.

 

C'è un'altra questione che deriva naturalmente da questa, e cioè:

 

4. Può un individuo digiunare per qualcun altro in sua vece?

 

La risposta è negativa, perché il digiuno di Ramadan è un obbligo individuale di ogni mukallaf.

 

Le prove che negano la validità dal digiuno in vece di altri sono le seguenti:

 

  • Ciò che Dio l'Altissimo ha detto: <<Nessuno può portare il peso di un altro; l'uomo non avrà nulla eccetto ciò per il quale si adopera>> (Sūrah an-Najm: 37-8);
  • Il hadīth trasmesso da Abū Hurayrah, che Dio sia soddisfatto di lui, che riporta che il Messaggero di Dio, Sallallāhu 'alayhi wa-Sallam, disse:   Quando il figlio di Adamo muore, tutte le sue azioni sono interrotte, eccetto tre: sadaqah ancora in corso, conoscenza dalla quale si continua a trarre beneficio o un figlio virtuoso che supplica per lui” (Riportato da Muslim);
  • Il hadīth trasmesso da 'Abdullāh b. ‘Umar, che Dio sia soddisfatto di entrambi, dove si riporta che quando fu chiesto al Profeta, Sallallāhu 'alayhi wa-Sallam: Può una persona digiunare o compiere la preghiera rituale al posto di un altro?", egli rispose: “Nessuno digiuna per un altro, e nessuno compie la preghiera rituale per un altro” (Riportato da Mālik);
  • La pratica normativa della Gente di Medina (‘amal Ahl al-Madīnah), che rifiutò la liceità di tale rappresentanza.

 

Esiste un'indicazione del contrario che si trova in un detto del Messaggero di Allah,  Sallallāhu 'alayhi wa-Sallam, riportato da ‘Ā’ishah, che Dio sia compiaciuto di lei, ma sia ‘Ā’ishah (la narratrice stessa) che Ibn ‘Abbās erano soliti emanare fatāwā che negavano la liceità del digiunare per un'altra persona. L'indicazione del contrario nel detto testo è dunque soggetta ad un'interpretazione alternativa, o era limitata in modo speciale ad un Compagno, o era stata abrogata a qualche punto.

 

5. Quando fu legislato il digiuno obbligatorio di Ramadan?

 

Nel mese di Sha’bān del secondo anno dopo la Hijrah (2 AH). A quel punto la comunità era ormai pronta ad immergersi in un tale ininterrotto atto d’adorazione senza alcuna esitazione, tentennamento o possibile ricaduta.

 

6. Quali sono le prove (adillah) che corroborano la natura obbligatoria del digiuno di Ramadan?

 

Ce ne sono molte, e si rinforzano l'un l'altra.

 

Nel Corano abbiamo:

<<O voi che avete īmān! Vi è stato prescritto il digiuno>> (Sūrah al-Baqarah: 183 fino a 185).

(La parola īmān significa conferma della la verità, confermare la veridicità della verità nelle realtà del mondo intangibile; non denota “credere”, che è un altro e ben più ristretto fenomeno).

 

Tra i testi autentici della Sunnah, abbiamo il famosissimo hadīth riportato da ‘Abdullāh b. ‘Umar che elenca i 5 pilastri dell'Islam, così come il hadiīth trasmesso nella letteratura sahīh narrato dal Compagno Talhah b. ‘Ubaydillāh:

Venne dal Messaggero di Dio, Sallallāhu 'alayhi wa-Sallam, un beduino dal Najd e lo interrogò riguardo gli obblighi imposti su di lui da Dio nel Dīn, con l'osservanza dei quali gli sarebbe stato promesso l'ingresso nel Giardino.
Durante la sua conversazione col Profeta, Sallallāhu 'alayhi wa-Sallam, disse: “Dimmi cosa mi ha comandato Dio riguardo al digiuno”, al che egli, Sallallāhu 'alayhi wa-Sallam, spiegò: “Il mese di Ramadān, a meno che tu non ti sia impegnato a digiunare volontariamente.
Si noti che il Profeta, Sallallāhu 'alayhi wa-Sallam, unì qui il sostantivo “mese” al sostantivo “Ramadān”. È altresì valido riferirsi ad esso semplicemente come Ramadān, poiché non vi è alcuna prova testuale che Ramadān sia uno dei Nomi di Allah, e quando si tratta di attribuire Nomi ad Allah facciamo riferimento ai testi della Legge (= i Suoi Nomi sono tawqifiyyah), come sottolineato dai nostri sapienti classici, quali l’Imām al-Ash’arī, l’Imām al-Qurtubī e il Giudice Sevillano Abū Bakr b. al-‘Arabī.

Vi sono anche altri ahādīth, ed il consenso qualificato della nazione Profetica (ijma') conferma la natura obbligatoria del digiuno di Ramadan.

 

Nella prossima lezione:

 

  • Le condizioni che rendono il digiuno di Ramadan obbligatorio
  • Le condizioni che rendono il digiuno di Ramadan valido
  •  Le condizioni che rendono il digiuno di Ramadan obbligatorio e valido allo stesso tempo

 

 

Traduzione italiana di: Simone Dario Nardella

 

 

 



Recent Comments
Federica Nardella - July 09, 2014 14:51 PM
Grazie! Jazak Allahu Khayr :)
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