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Guida su chi guida

2014-11-02
November 2, 2014

 

GUIDA SU CHI GUIDA

(O L’Imām, Questo Sonosciuto)

 

Come i nostri sapienti classici ci hanno insegnato, emulati in tale senso dai sapienti contemporanei che hanno evitato la deriva modernista, la prima cosa da fare per inquadrare e comprendere una certa realtà nominata è conoscerne il nome che le è stato convenzionalmente ascritto.

La realtà di cui ci stiamo occupando al momento è quella dell’Imām.

Cosa si cela dietro a questo vocabolo?

Deriva dal verbo amma ash-shay’a (o amma ilayhi) ya’ummu amman che significa orientarsi deliberatamente verso qualcosa.

Nel suo famoso lessico terminologico, At-Ta`rīfāt, al-Jurjānī ha detto:

“L’Imām è colui che possiede l’autorità generale estesa sia al Dīn che agli affari di questo mondo.”

Si noti peraltro come questa definizione smentisca alla radice la visione cristiana di una separazione fra “potere religioso” e “potere temporale”.

La prima applicazione del termine, come si vede, non definisce una guida religiosa o comunitaria, o un cerimoniere rituale. Non definisce una sorta di porporato islamico, ma identifica bensì un’autorità di stampo politico vincolante, che si estende allo spazio del Dīn e della dunyā.

Abū Bakr era l’Imām dei muslimūn nella fase post-Profetica, e la scelta del Profeta, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam, di nominarlo come guida della congregazione in preghiera durante la sua malattia terminale, è stata unanimamente interpretata come un’indicazione della sua ben più importante leadership a tutto tondo, cioè l’Imamato politico della ummah. Esso viene chiamato “l’Imamato maggiore” (al-imāmah al-kubrā) [Incidentalmente, la parola imāmah in arabo è femminile, ma l’uso del genere maschile in italiano è frutto di autentica convenzione linguistica, vista la stortura della dizione “la Imāmata”. Non è invece legittimo parlare della jihād, che è una deformazione concettuale usata dagli umanisti Rūm per tradurre l'idea tutta loro di “guerra santa”].

 

Già la definizione del Jurjānī ci svela i significati basilari della parola Imām:

 

  • Una vincolante guida politica, che comprende Dīn e dunyā
  • Una leadership politica con una legittimità più circoscritta, che si riferisce essenzialmente alla dunyā
  • Una guida generale nel campo del Dīn, che si configura in persone altolocate quali Imām Mālik o ash-Shāfi`ī, Imām al-Ash`arī, Imām al-Qurtubī o Imām al-Ghazālī
  • Una guida simbolica, cioè la persona incaricata di guidare la preghiera congregazionale, in quanto allude all’autorità politica che unisce i singoli attorno a una comune struttura e progetto = una comunità (jamā`ah).

 

Il tema dell’Imamato è dunque trattato, nei libri di giurisprudenza, di politica sharā`itica (siyāsah shar`iyyah) e di dottrina, e in modo non metodico nei libri di esegesi del Corano, interpretazione della sunnah Profetica e storia, lungo due binari espositivi e analitici:

 

  • La realtà e le condizioni dell’Imamato politico, spesso accompagnato da una disquisizione sulle divergenti nozioni dello stesso fra Ahl as-Sunnah e le sette deviate (Shiiti, Kharijiti ecc). = Chi può essere la guida politica legittima, chi non può esserla, chi potrebbe esserla mitigando certi requisiti troppo severi e via discorrendo;
  • Le condizioni per l’Imamato nella preghiera congregazionale = Chi può esserlo in genere, chi in una moschea, chi alla Jum`ah e così via.

 

Nell’affrontare il primo tema, quello dell’Imamato politico, i nostri sapienti tradizionali (al-Māwardī, Ibn al-Azraq, al-Wansharīsī, Badrud-Dīn b. Jamā`ah, al-Ghazālī, ‘Uthmān Dan Fodio ecc), hanno trattato il tema ancillare della mansione ufficiale (dunque regolata dall’autorità politica e assoggettata ad essa) dell’Imām al quale la preghiera e il discorso (khutbah) del Venerdì o la guida della preghiera nelle grosse moschee è affidata.

Andiamo dunque a raffrontare la visione autentica dell’Imām e quella che si è insinuata nella società italiana, indubitalmente sotto la spinta dell’establishment cattolico, avvallato da disastrosi fenomeni riformisti come l’UCOII.

 

Non esiste clero nell’Islam. Non esiste alcun vescovado.

Il clero esiste solo nello Sciismo.

La figura dell’Imām di una moschea è equiparato, per la prima volta nella storia, a un vescovo cattolico.

Secondo questa ricostruzione del Dīn, l’Imām vescovo guida “i fedeli” in preghiera (amministra il rito), officia i loro matrimoni, parla a nome di prospettivi sposi, si prende cura dei loro riti funebri e della loro sepoltura, si interfaccia con le istituzioni locali e i media, rappresenta i musulmani in pubblico quale leader comunitario, certifica l’avvenuta accettazione dell’Islam da parte di una persona, erudisce sul Dīn individui curiosi sull’Islam o che si avvicinano ad esso, determina tempi e modalità dei pilastri dell’Islam tipo preghiera e digiuno, e così via.

 

Prima risultanza del raffronto:

 

  • L’equiparazione dell’Imām a un membro qualificato del clero cristiano è illeggittima, e fa defluire l’Islam nella deviazione sciita.
  • Tale illeggittima de-costruzione della realtà tradizionale dell’Imām taglia fuori ben più importanti portavoci della comunità e del Dīn, e crea nelle persone (l’abbiamo visto in presa diretta anche fra italiani il cui Islam è di recente conio, e che mancano di solidi basi sapienziali) il mito di un Imām come centro della vita islamica di tutti i giorni per tutti i muslimūn. Nessun vero Imām nel senso di una grande autorità del Dīn, sia egli un Imām Abū Hanīfah o un Imām ash-Shādhilī, loro veri a’immah del Dīn, ha mai sottoscritto o alimentato tale falso mito, ma si è anzi sempre attenuto alla sana ed equilibrata divisione di ruoli e campi d’influenza.  

 

Nell’Islam, l’Imām come “rappresentante della comunità islamica” è l’autorità politica, fondata sulla sua asseverazione generalmente risultante dal giuramento di fedeltà prestatagli.

Al momento, viviamo in un’epoca che, come spiegatoci dal Profeta, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam, tramite il Compagno Hudhayfah b. al-Yamām, è priva sia di un imām che di una comunità organizzata (jamā`ah).

In Italia, all’Imām di una moschea (delle 5 preghiere obbligatorie o il khatīb del Venerdì) viene assegnata una valenza politica/comunitaria.

L’Imām della preghiera, invece, è privo di autorità politica autonoma.

Infatti:

L’Imām delle 5 preghiere congregazionali ha solo il compito di guidare la congregazione nelle preghiere obbligatorie, e di occuparsi dell’amministrazione spicciola della moschea.

È essenzialmente uno stipendiato della comunità.

Non e’ investito di nessuna funzione politica diretta, può essere ed è storicamente scelto dalla comunità locale limitrofa più o meno liberamente.

Quanto all’Imām khatīb o oratore della Jum`ah,  egli è, come chiarito dai sapienti del Dīn, un ufficiale dell’autorità politica, nominato, disciplinato e rimosso dalla stessa, cioè parte della pubblica ammistrazione, come si direbbe oggi (senza però sorvolare sul fatto che l’amministrazione e’ al tempo stesso, per usare il loro lessico, sia “religiosa” che “temporale”).

 

Seconda risultanza del raffronto:

 

  • L’Imām della preghiera non è affatto un’autorità politico-comunitaria, nel caso di moschee di importanza politicamente secondaria, come quelle erette ai margini di strade o nei villaggi a composizione tribale; o non lo è in senso indipendente, ma bensì un dipendente della guida politica, come nel caso di moschee di visibilità pronunciata, come le moschee dove si svolge la Jum`ah, o in quelle frequentate da un largo numero di persone, per esempio perchè contengono i resti terreni di una grande persona. Nel caso della seconda categoria di moschee, come detto dal grande sapiente Shāfi`īta di Bassora, al-Māwardī, l’autorità politica se ne prende cura, e dunque nessun Imām dovrebbe essere raccomandato per la funzione di guida congregazionale che non sia stato raccomandato o validato dall’autorità politica. Esiste dunque un rapporto di subordine fra guida congregazionale e autorità politica regolatrice. Siccome, però, la pratica congregazionale delle 5 preghiere obbligatorie fa parte della preferenzialità stabilita dalla Sunnah ma non dell’obbligatorietà, nel caso in cui la comunitā di una moschea sceglie un proprio Imām per le 5 preghiere congregazionali, e lui gli guida in preghiera, tale scelta indipendente non viene dichiarata invalida. Lo stesso non può dirsi, invece, per la scelta libera dei propri giudici, visto che tale nomina viene delegata interamente alla leadership politica.
  • La pratica italiana di elevare uno dei tali due tipi di Imām ad una autorità rappresentativa politicamente della comunità islamica va osteggiata, denunciata ed estirpata quale grottesca deformazione del Dīn in senso cristiano. Va catalogata come esempio fra i tanti della profetizzata progressiva identificazione fra ummah islamica e nazione giudeo-cristiana. Opporsi a tale pratica è un obbligo legale (fard kifā’ī), ancor di più sulla base del fatto che questo tipo di Imāmato simil-religioso è asservito al fanaticismo modernista dell’UCOII.
  • Siamo infatti arrivati al punto, inquietante, in cui questo strano ibrido fra Islam e cattolicesimo influenza la maggior parte di frequentatori di una moschea su tali argomenti nevralgici quali il metodo di determinare il Ramadān o le preghiere delle due Feste, il criterio per accettare l’Islam di una persona, la legittimità o meno di aprire un istituto di educazione islamica, e via discorrendo; o si erge a Mufti dei propri “fedeli” in virtù puramente del suo titolo di “Imām della moschea”.
  • Naturalmente, l’Imām di una moschea non dovrebbe essere un dipendente di uno stato non islamico; e in ogni caso la Repubblica Italiana non nutre nessuna ambizione a tale riguardo. È dunque impensabile asserire che l’Imām di una moschea di Brescia o Salerno derivi autorità politica dallo Stato Italiano, a parte il fatto che l’Imām, quotidiano o settimanale, di una moschea non è per niente un’autorità politica.
  • È altresì imperativo, per gli aderenti all’Islam autentico, cioè quello classico e tradizionale praticato per oltre un millennio dalla ummah, elaborare e formare una struttura, organica e fluida, dove guide comunitarie carismatiche riconosciute sul campo, sapienti (delle scienze esteriori e interiori), portavoci comunitari e simili, possano configurarsi, fra di loro e nei rapporti con la società di muslimūn e non, come la vera forza motrice dell’ummah. In altre parole, come i veri Esperta nello Sciogliere e nel Risolvere.

 

 



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