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Surah al-Baqarah: 1-5


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Traduzione ed esegesi del Corano

2019-06-17
June 17, 2019

 

 

Traduzione con esegesi del Nobile Corano

 

Sūrah al-Baqarah

 

(Sūrah della Giovenca)

 

1 Alif-Lām-Mīm

2 Questo Libro

è privo di dubbio,

fonte di guida per coloro che hanno taqwā,

3 coloro che confermano la verità del mondo invisibile, attualizzano pienamente la salāt e spendono di quanto Noi abbiamo elargito loro,

4 coloro che confermano la verità di ciò che è stato rivelato a te e ciò che è stato rivelato prima di te, e della vita ultima sono senza dubbio estremamente certi

5 Quelli sono radicati nella guida proveniente dal loro Signore, e quelli sono certamente i vittoriosi..

 

Traduzione alternativa:

 

1 Alif-Lām-Mīm

2 Quello è il Libro,

nessun dubbio.

In esso vi è una guida per coloro che hanno taqwā,

3 coloro che confermano la verità sia in pubblico che in privato, stabiliscono la salāt e spendono di quanto Noi li abbiamo provvisti,

4 coloro che confermano la verità di ciò che è stato rivelato a te e ciò che è stato rivelato prima di te, e della vita ultima hanno sicuramente estrema certezza

5 Quelli sono radicati nella guida proveniente dal loro Signore, e quelli sono certamente i vittoriosi.

 

Appunti:

 

Sūrah

La parola non significa capitolo, come è vero che āyah non vuol dire versetto, ma Segno Divino.

Il Corano non è strutturato come i libri composti dagli uomini, né è una forma di poesia.

Sūrah è un’unità del Verbo di Allah che, come un recinto (sūr) racchiude e protegge un insieme di Segni rivelati dal Creatore (L’altra interpretazione lessicale è che la sūrah Coranica è assimilata a una fase prefissata o stazione (manzilah), come le fasi lunari, visto che sūrah significa anche rango elevato/sublime).

 

2 Dhālika

Il dimostrativo usato è Dhālika, ossia il dimostrativo che indica ciò che è lontano. Al-Baydāwī lo interpreta nel senso di Alif-Lām-Mīm inteso come combinazione di tali lettere o come la Sūrah o il Corano: una volta che è stato articolato e completato, o che è giunto dal Rivelatore a colui al quale è stato rivelato, diventa distante e ad esso si allude attraverso il dimostrativo che indica ciò che è lontano.

È quindi lecito tradurlo sia con “questo” che con “quello”.

 

Dhālika al-Kitāb

 

Sintatticamente, in termini cioè di nahw, due interpretazioni fondamentali sono state proposte:

  1. Per quelli che fanno la pausa nella recitazione dopo fīhī, Dhālika è il mubtada’ (soggetto della frase nominale), mentre la frase lā rayba fīhī ne rappresenta il khabar (predicato);
  2. Dhālika è il mubtada’ e al-Kitāb è il khabar. Dhālika’l-Kitāb è dunque un periodo sintattico completo, una frase nominale con soggetto e predicato, al termine della quale si fa una pausa.

 

Lā rayba fīhī

 

Frase nominale.

Lā rayba: Nessun dubbio. è una sorella di inna (la cosiddetta a negazione dell’intero genere), che trasforma il soggetto di una frase nominale (rayb) nel suo nome (ism lā), dunque nel caso di nasb o apertura, sottolineato qui dalla fathah in rayba.

  1. Fīhi è il predicato di (khabar lā), e chi recita fa dunque la pausa a questo punto, essendo la frase nominale completa.
  2. Il predicato di (khabar lā) è omesso dalla verbalizzazone (mahdhūf), dunque si fa la pausa su Lā rayb.

 

Questo è il Libro scevro di dubbi”, la scelta di Bausani, non convince. Il senso di lā rayba fīhī, come sottolineato da Ibn Juzayy, è quella di confermare il fatto che il Corano provenga da Allah. Detta scelta non è conforme alle varie interpretazioni sintattiche dell’intera frase. La stessa cosa dicasi della traduzione di Piccardo. Molto meglio il “Questo Libro, nessun dubbio” di Gabriele Mandel.

 

Hudā li’l-muttaqīn

 

Hudā: L’atto di fornire una guida. Il prodotto di tale atto è un’indicazione che conduce alla meta, il cui antonimo è dalāl (perdizione, fuorvianza, sviamento).

  1. La sua declinazione (i`rāb: il rendere chiaro) è quella di khabar (predicato) di un mubtada’;
  2. La sua declinazione è quella di mubtada’ (soggetto) di una frase nominale il cui khabar (predicato) è fīhi, secondo la scelta di coloro che fanno la pausa dopo rayb. Fīhi sarebbe dunque sintatticamente legato a hudā li’l-muttaqīn (In esso vi è una guida per coloro che hanno taqwā) e non a Dhālika’l-Kitābu lā rayba fīh;
  3. La sua declinazione è quella di mansūb ‘alā al-hāl, ossia di vocabolo nel caso di nasb o apertura indicante lo stato, il cui agente sintattico che lo declina in tal modo è il dimostrativo Dhālika = Quale è lo stato di quel (questo) Libro? È quello di (fornire) guida per una categoria specifica di uomini o jinn, i muttaqūn.

 

Muttaqīn

 

Non concordo con la scelta di “timorati” per rendere l’intraducibile termine arabo taqwā e i suoi derivati, con i suoi livelli stratificati di significato. Taqwā è il punto di congiunzione di ogni bene, e comprende l’adesione all’obbedienza di Allah e l’abbandono delle azioni peccaminose contro di lui. Il termine e i suoi derivati verranno dunque lasciati nell’originale.

 

3 Yu’minūn

 

Īmān vuol dire confermare la verità del vero riguardo alle realtà del mondo invisibile. Non può essere tradotto in fede o credenza. Il termine e i suoi derivati verranno dunque lasciati nell’originale o tradotti compatibilmente (come in: coloro che confermano la verità di ciò che è stato rivelato a te e ciò che è stato rivelato prima di te).

 

Yuqīmūnas-salāt

 

Salāt è un altro termine intraducibile, essendo una forma ben specifica di adorazione che i generici “preghiera” o “orazione” non potranno mai rendere. Il termine e i suoi derivati verranno dunque lasciati nell’originale.

 

Iqāmatus-salāt non significa semplicemente recitare la preghiera (Mandel) o assolvere all’orazione (Piccardo). Meglio qui la scelta di “eseguono” da parte di Bausani, comunque inadeguata.

L’iqāmah della salāt consiste nel salvaguardarla con inflessibile costanza nei suoi tempi prestabiliti con sincera devozione verso Allah nell’eseguirla e il pieno adempimento di tutte le sue condizioni, pilastri, sunne e aspetti meritori, con presenza del cuore e umiltà, praticarla assiduamente in congregazione per quel che concerne le obbligazioni e abbondare nell’offerta di extra.

 

4 Unzila

 

Letteralmente, “fatto scendere”; non c’è però ragione per non tradurlo in “rivelato”.

 

5 Humu’l-muflihūn

 

L’uso enfatico del damīr (pronome personale) staccato hum va reso in italiano (“certamente”, “sicuramente”, “senza dubbio”), contrariamente a quanto (non) fatto da Bausani, Mandel e Piccardo. Lo stesso dicasi del precedente hum yūqinūn.

 

Non c’è ragione per rendere muflihūn con “prospereranno”, scelta che bizzarramente accomuna un po’ tutti, come Bausani, Mandel e Piccardo. Il successo conseguito da coloro che confermano la verità di ciò che è stato rivelato al Profeta Muhammad, Sallallāhu ‘alayhi wa-Sallam, e ciò che è stato rivelato prima di lui si applica sia al presente che al futuro: ottengono tale vittoria, tale successo, sia in questa vita (realizzando il loro obiettivo) che nell’altra (entrando nel Giardino). “Vittoriosi” mi pare la soluzione interpretativa più congrua, anche perché muflihūn non è un verbo (fi`l) ma un nome dell’agente (ism al-fā`il).

 

A breve l’esegesi di Ibn Juzayy dei 5 Segni 



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